Ben Carson è un ex poliziotto sospeso dal servizio a causa di un incidente, che accetta di lavorare come guardiano notturno alle rovine dei grandi magazzini Mayflower, devastati dal fuoco. Ma qualcosa di sinistro si manifesta tra quegli inquietanti resti carbonizzati: nei giganteschi specchi che adornano le pareti si profilano riflessi orribili che lo sconvolgono. Oltre a proiettare tremende immagini del passato, gli specchi sembrano anche manipolare la realtà, dando vita al doppio di chi vi si riflette… (movieplater.it)
Dopo il remake de Le Colline Hanno Gli Occhi, Alexander Aja riprova a cimentarsi con i “duplicati” ma questa volta lontano dalla storia dell’horror americano (nello specifico Wes Craven) strizza l’occhio all’Oriente come oramai è consuetudine per le produzioni made in Usa (d’altronde ci fanno tanti dindi sonanti) e fa suo Into The Mirror . Fortuna vuole che Aja è un regista con gli attributi e non si limita ad un pedissequo e scialbo copia/incolla dell’originale ma propone un film che segue la traccia solcata da Kim Sung-Ho e la rimpolpa con idee proprie. Il risultato è un horror davvero intenso che perlomeno per un’ora, un’ora e dieci spaventa di brutto e tracima dai suoi argini tensione ed inquietudine su due piani: il mistero degli specchi che uccidono e le problematiche interiori che scuoiano (tanto per stare in tema) l’Io del protagonista, un Kiefer Sutherland bravo anche se forse oramai un pò troppo schiavo del Jack Bauer di 24. E per la gioia degli amanti del gore non mancano pure scene davvero violente. Ma cosa succede dopo l’ora e dieci? Succede che Aja purtroppo si inchina ai dettami del modello USA che vuole comunque un suo appiglio rassicurante e propone venti minuti di inutile soap familiare con pianti, musiche drammatiche ed un bel pò di fracassoneria che tanto stona in un film fino ad allora perfetto nel meccanismo di inquietudine/lentezza. Meno male che il finale riscatta tutto e questo permette d’uscire dal cinema contenti e pasciuti dal pranzo offerto. Insomma non siamo dinanzi ad un capolavoro ma sicuramente ad un film carino e pauriosa che conferma la bravura del regista e dà un pò di dignità a remake orientali fino ad ora, francamente, abbastanza scarsini. Ma ora Aja dacci un film tuo.
